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CUBA E L’URAGANO IRMA, DON MICHELE CI SCRIVE
I poveri ancora più poveri. Uno stato in grande difficoltà.
 

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In piena stagione ciclonica, l’uragano Irma ha colpito diverse isole dei Caraibi, toccando il suolo cubano giovedì sera, sette di settembre, nel territorio orientale dell’isola. Da lì ha cominciato il suo cammino verso ovest, passando per quasi tutto il litorale nord cubano fino ad arrivare anche a colpire la provincia di Villa Clara dove c’è la missione ligure. Ci ha scritto don Michele Farina da Cuba. Per lui e per la sua gente faremo una raccolta fondi durante la Veglia diocesana di sabato 7 ottobre. L’uragano Irma ha cambiato la vita di tante persone che già vivevano nella povertà. Di seguito la sua lettera.

     “Come sempre Cuba si prepara all’arrivo di un ciclone cercando si salvaguardare i suoi beni più preziosi, a partire dalle vite umane. Purtroppo questa volta non ci è riuscita perfettamente, infatti 10 persone sono morte e non hanno potuto fare nulla per contrastare gli effetti del potente uragano.

    Molte cittadine della costa sono state danneggiate gravemente e si trovano tuttora in uno stato di emergenza, dal punto di vista della corrente elettrica (problema a livello nazionale), dell’acqua potabile e non, delle case distrutte o alle quali il vento ha divelto il tetto, emergenza dal punto di vista dell’alimentazione, mancando cibo e l’elettricità (a Cuba tutti cucinano con fornelli elettrici), o altre risorse energetiche per poter cucinare (petrolio o carbone). Piantagioni di frutta, campi di fagioli, di altre verdure si sono persi per il forte vento e le abbondanti piogge.

     A noi è stato chiesto di ospitare persone evacuate, e così è stato nelle nostre chiese e cappelle. Prima di lasciare le case, tutto è stato messo in sicurezza, per salvaguardare il letto, il materasso, i vestiti, il frigorifero, le cose fondamentali, quello che si vedeva nei giorni precedenti erano piccoli traslochi di cose da una casa all’altra. Per molte persone il rientro alle proprie case è stato un vero colpo al cuore, ritornare e non trovare più la casa in piedi, o senza il tetto è l’inizio di una serie di difficoltà che condizioneranno la vita di una famiglia per anni. Si rimane senza parole quanto ti dicono: padre, il ciclone mi ha buttato giù la casa.

     Fin da subito abbiamo cominciato un giro per tutte le comunità delle nostre parrocchie, per incontrare le persone e farci un’ idea dei danni causati dal ciclone, e per quanto mi riguarda le prima comunità che ho visitato sono state quelle più a nord della mia parrocchia, dove il vento e la pioggia sono stati più forti: Las Glorias, El Cerrito, San Juan, Baliño, Las Nieves, Rodrigo e Amaro. Sulla strada ho trovato pali della luce e del telefono abbattuti, campi allagati e alberi ovunque spezzati.

     La domanda che ci stiamo ponendo e che ci stanno facendo dall’Italia è cosa possiamo fare, come aiutare? Lo valuteremo in questi giorni, parlando con gli altri sacerdoti, con il Vescovo Arturo, per capire quali sono le priorità, e come intervenire, anche perché il “vero” ciclone è adesso, quando si tratta di ricostruire, seminare, e ripensare una vita con i mezzi rimasti. Certamente molti potranno contare con l’aiuto dei familiari all’estero, soprattutto a Miami (dove è passato lo stesso ciclone), però moltissimi devono fare tutto con le proprie forze, che sono molto poche. Ci pare di intuire che riprendersi dalla batosta di questo ciclone sarà difficile, l’economia cubana già prima del passaggio di Irma era in crisi, ed ora non sappiamo con quali mezzi potrà risollevarsi.

     Una delle principali risorse del paese, che è il turismo, è stata compromessa, a causa dei danni alle strutture ricettive della costa nord, dove sono presenti le località turistiche più belle di Cuba, come Varadero, i famosi cayos, e proprio ora che cominciava l’alta stagione del turismo proveniente dall’estero. Cuba è un paese collassato, e ci pare riduttivo incolpare semplicemente l’embargo, o i problemi politici, ma c’è qualcosa che in questi decenni non ha permesso ai cubani di sviluppare una coscienza critica interna che permettesse al sistema di crescere, valutare le proprie potenzialità e anche i propri errori, dando la possibilità di crescere autonomamente e non solo creare l’abitudine a ricevere tutto dall’alto, o da altri. Il cubano come si dice qui è abituato a lottare, però spesso una lotta quotidiana che si riduce alla ricerca della soluzione del problema del momento, senza una prospettiva a lungo termine, senza la ricerca di un’alternativa ad un sistema monolitico “proposto” dall’alto.

     Il Vescovo Arturo, da subito si è recato nei luoghi più colpiti della nostra diocesi di Santa Clara, e nei prossimi giorni cercheremo di capire con lui come aiutare e cosa chiedere alle nostre diocesi liguri per poter accompagnare le nostre comunità, e tutte quelle persone che hanno perso casa o altri beni preziosi, aiuti materiali e non solo, come cerca di fare la chiesa cubana, essendo una presenza discreta ma efficace che nell’annuncio del Vangelo non dimentica la priorità dei poveri, che a Cuba sono molti, e lo saranno ancora di più nei prossimi mesi. Contiamo sull’aiuto di tante persone di buona volontà delle nostre diocesi liguri, che pur non vivendo economicamente un momento facile, sapranno ancora una volta compiere gesti di condivisione e di preoccupazione per chi sta vivendo una prova dura come quella di ricevere il passaggio di un uragano potente come Irma, nel mezzo di una situazione già difficile come quella di Cuba”.

Don Michele.